Compostabile e biodegradabile: quali sono le differenze?

COME DIFFERENZIARLI CORRETTAMENTE? E DOVE SI BUTTANO I SACCHETTI BIODEGRADABILI? ECCO ALCUNE RISPOSTE CHE TI POSSONO AIUTARE

La raccolta differenziata è anche questione di termini. Da tempo ormai, le parole biodegradabile e compostabile sono entrate a far parte della nostra quotidianità e vi sarà capitato almeno una volta di pensare che i due termini siano sinonimi. Niente di più sbagliato!  

Ma facciamo un po’ di chiarezza per evitare di commettere errori che possono poi compromettere l’intero processo di riciclo e cerchiamo di capire perché un materiale compostabile è anche biodegradabile ma, non per forza, un materiale biodegradabile è anche compostabile.   

DEGRADABILE E BIODEGRADABILE: DOV’È LA DIFFERENZA?

Prima di addentrarci nelle differenze tra materiali compostabili e biodegradabili, vale la pena soffermarci su che cosa distingue i materiali biodegradabili da quelli che non lo sono. Partendo dal fatto che tutti i materiali possono essere classificati come “degradabili”, ciò che fa la differenza sono i tempi di scomposizione di questi materiali e l’impatto sulla natura che il processo di degradazione può avere.  

Se prendiamo, per esempio, una bottiglia di plastica questa è sì in grado di degradarsi ma per farlo necessita di centinaia di anni. A questo si aggiunge anche l’impatto sull’ambiente che può avere. La plastica, infatti, scomponendosi si può trasformare in microplastica e finire così nell’ambiente o addirittura nella catena alimentare. Al contrario, i materiali biodegradabili richiedono tempi di smaltimento molto minori, che variano a seconda del materiale e delle condizioni ambientali, senza, tuttavia, avere effetti collaterali sull’ecosistema; si trasformano, per esempio, in acqua, CO2 e metano. 

E COMPOSTABILE COSA SIGNIFICA?

E quando si parla di prodotto compostabile, cosa si intende? In questo caso, il termine compostabile indica un prodotto biodegradabile che attraverso un processo, in condizioni controllate, è in grado di trasformarsi in compost, una sostanza che, ricca di sostanze organiche, può essere utilizzata come fertilizzante naturale. A questa caratteristica, la normativa europea ha aggiunto però alcuni standard che devono essere rispettati per poter definire a tutti gli effetti un prodotto compostabile. 

GLI STANDARD EUROPEI DI COMPOSTABILITÀ

Si tratta degli standard previsti dalla norma EN 13432, secondo cui che per poter definire un prodotto compostabile questo deve:  

  • decomporsi del 90% in 6 mesi, in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica;  

  • se messo, invece, a contatto con materiali organici per 3 mesi, la massa del materiale deve essere costituita almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 millimetri;  

  • Non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio;  

  • Contenere un numero ridotto di metalli pesanti.  

LE DIFFERENZE NELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Ora che abbiamo chiarito perché un materiale compostabile è anche biodegradabile, mentre un materiale biodegradabile può anche non essere compostabile, rimane un dubbio: vanno smaltiti allo stesso modo? La risposta è no. Prendiamo per esempio i sacchetti. Quelli biodegradabili devono essere smaltiti insieme alla plastica e non possono essere utilizzati per raccogliere i nostri scarti dell’umido. Nel caso, invece, di sacchetti biodegradabili e compostabili, vanno conferiti nell’umido. 

COME RICONOSCERE I PRODOTTI COMPOSTABILI?

Chiaramente non è sempre facile riconoscere quando un materiale è compostabile. Per questo è fondamentale saper leggere le etichette presenti sui prodotti. Ad esempio, se un sacchetto è compostabile dovrà riportare la dichiarazione di compostabilità. Solo in questo caso potrà essere utilizzato per la raccolta differenziata dell’umido.